20 Ottobre 2017
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Gothic

Una breve introduzione
L’universo “gothic” è assai articolato, in quanto si sviluppa in un background completamente differenti tra loro a seconda che si tratti di letteratura, arte, cinema, teatro, musica o abbigliamento di moda. Tutte queste categorie, inoltre, sono costellate al loro interno da realtà spesso nemmeno complementari tra loro.
Innanzitutto, per poter comprendere le dinamiche che hanno determinato la complessità della cultura gotica, è importante capire il significato della parola stessa. In occidente, originariamente, il termine gotico aveva connotati estremamente negativi, di diffamazione e di disprezzo, e veniva associato all’idea di barbaro, facendo riferimento alla popolazione da cui aveva tratto origine: i Goti.
Tale accezione negativa era dovuta al ruolo che gli stessi Goti - popolazione pagana proveniente dalla regione di Götaland, nella parte più meridionale della Svezia – ebbero nella caduta dell’impero romano.
Di conseguenza, durante il processo di cristianizzazione dell’Europa, per tutto il medioevo, al termine gotico fu affibbiato un connotato del tutto negativo, dallo stile architettonico, inizialmente tenuta in scarsa considerazione, a tutto ciò che avesse a che fare con i popoli pagani e che fosse in netto contrasto con i canoni della cristianità.
Il romanzo gotico
Ben presto il termine gotico fu adottato in architettura per indicare tutte quelle opere di epoca medievale, soprattutto nell’Europa centro-occidentale e dopo aver assunto un senso spregiativo nel corso del XVI secolo, periodo in cui il termine gotico fu associato a “barbarico”, questo stile architettonico fu rivalutato nel corso del XVII secolo.
La recupero di certe peculiarità architettoniche di stampo gotico costituì anche un elemento che fce da trait d’union con la letteratura dell’epoca. Non a caso i topoi classici dell’immaginario gotico, presentano forti richiami all’epoca medievale, come il castello, le rovine, i conventi, la foresta, tutti elementi, questi, che portano il lettore su una dimensione temporale a lui estranea, alterando allo stesso tempo, gli usuali canoni del genere letterario più classico della novella, avvicinandosi verso i canoni del fantastico.
Già alla fine del ‘700, pertanto, in piena rivoluzione industriale (si pensi, ad esempio all’invenzione della macchina a vapore) in un contesto in cui la paura del cambiamento stava determinando nuovi assetti sociali ed economici, le prime opere della letteratura gotica trovano un terreno particolarmente fertile per aprire la strada al mercato letterario che si svilupperà successivamente, in piena epoca vittoriana.
L’elemento sovrannaturale gioca infatti un ruolo chiave già nelle opere capostipiti del genere: la figura del fantasma introdotta da Horace Walpole nel romanzo “Il Castello di Otranto” risalente al 1764, oppure la presenza di creature sovrannaturali descritte da Matthew Gregory Lewis nel suo romanzo più famoso, “Il monaco” del 1796, o ancora “Il vampiro” di John William Polidori, pubblicato nel 1820. A partire dagli anni 30 del XIX secolo, il romanzo gotico vive il suo periodo di maggior successo complice probabilmente, anche il nuovo approccio dei temi trattati.
Tra gli autori di maggior calibro, per quanto riguarda il romanzo gotico di epoca vittoriana, c’è sicuramente Edgar Allan Poe, con i suoi racconti, in cui le ambientazioni fantastiche o sovrannaturali del primo periodo lasciano spazio alla figura dell’uomo comune, del quale vengono minuziosamente descritte in maniera estremamente introspettiva, le paure e le angosce individuali e collettive dell’uomo moderno, anticipando, per certi versi, quegli elementi che verranno approfonditi successivamente nella psicanalisi, soprattutto di scuola junghiana.
L’elemento destabilizzante per il lettore, in questo caso, assume un connotato prettamente psicologico, legato allo stato d’animo angosciato dei vari protagonisti, tema che verrà successivamente ripreso e sviluppato nella letteratura di tardo ‘800 soprattutto da autori come Robert Louis Stevenson nel suo romanzo più famoso, “Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mr. Hide” approfondendo il concetto di bene e male che convivono nello stesso individuo.
Il Prometeo moderno
IIn ambito letterario, si distingue più di tutte il romanzo di Mary Shelley: “Frankenstein o il Prometeo Moderno”. Scritto nel 1818, in epoca pre-vittoriana, è un’opera che per prima supera gli schemi classici del romanzo gotico tradizionale, caratterizzato dal sovrannaturale e da elementi che giocavano sulle paure irrazionali dei protagonisti.
Nel romanzo di Frankenstein la vera innovazione, pertanto, è l’elemento tecnico che fornisce all’immaginario sociale del tempo, lungo la storia delle invenzioni e delle scoperte, un ricambio di prospettiva che inquadra la modernità sotto la voce universale del progresso.
Proprio il progresso tecnologico, da un lato è sintomo di miglioramento e al tempo stesso elemento destabilizzante per una società che si appresta a passare dai costumi tradizionali verso il variegato e tumultuoso campo produttivo di una nuova rivoluzione industriale.
In quest’ottica, la creatura di Frankenstein, alla quale è stata erroneamente dato il nome del suo creatore, rappresenta una nuova prospettiva, tramite la quale la scienza avrebbe soppiantato la magia.
Le tematiche sviluppate nel romanzo sono riconducibili, pertanto, ad aspetti di natura culturale e filosofica, prima su tutte il rapporto tra uomo e scienza, i limiti oltre i quali non è opportuno spingersi e il rapporto tra la società e lo sviluppo tecnologico.
Fin dai tempi più antichi, l’essere umano ha sempre covato, seppur segretamente, il progetto di “costruire”con elementi eterogenei un essere vivente capace di corrispondere alla volontà del suo creatore, un po’ sulla falsa riga del mito di Pigmalione, oppure si pensi all’homunculus di Paracelso (ripreso anche nell’anime Fullmetal Alchemist, dove anche il personaggio di Van Hohenheim costituisce un ulteriore riferimento all’alchimista svizzero) o ancora a L’uomo-macchina scritto da Julien Offray De La Mettrie, nel 1747.
Nel XIX secolo, pertanto, la figura dello scienziato inizia a delinearsi quale archetipo dello studioso, operosamente impegnato nell’analisi fisica della materia. Il dottor Frankenstein, nella fattispecie, incarna la figura di scienziato, il cui sapere è frutto dell’esperienza e di tutte quelle formule sperimentabili e oggettivabili nel risultato delle ricerche.
Il carattere razionale dell’esperimento sposta l’elemento destabilizzante (ciò che fa paura) su un piano scientifico, esaltando gli aspetti legati agli esiti del processo di evoluzione tecnologica in atto nel sistema industriale che trasforma il modello obsoleto dello scienziato sperimentatore verso un nuovo modello di scienziato, lasciando spazio all’estrosità propria dell’inventore.
In tale ottica, si può dire che il romanzo di Mary Shelley ha rovesciato le prospettive stereotipate del romanzo gotico, sviluppando un nuovo stile, dove la poetica si incontra con l’immaginazione scientifica traendo stimoli per la combinazioni di nuove figure fantastiche, non più desunte dal mondo magico del passato, bensì dalle esperienze scientifiche del presente.
Ruolo chiave per il completamento dell’esperimento del dottor Frankeinstein sono proprio l’elettricità e l’energia a vapore, le più importanti innovazioni tecnologiche del XIX secolo, insieme alla nascita dei moderni prodotti chimici derivati dal petrolio.
Emblematica diviene, di conseguenza, la figura della “creatura” (vista come risultato del progresso della tecnica) che assume il nome dello stesso “padre-inventore” che l’ha generata, assurgendo il ruolo di protagonista e riconducendo il personaggio del dottor Frankenstein a figura convenzionale rispetto al vecchio repertorio del romanzo gotico.
L´influenza del "gotico" nel cinema
All’inizio del ‘900 anche il cinema ha espresso un forte interesse per il genere gotico, sia nel filone più classico, legato a personaggi sovrannaturali come il “Nosferatu” di Friedrich Wilhelm Murnau, del 1922, sia sviluppando una struttura più complessa, quale è stata quella della corrente espressionista tedesca che ha visto il suo manifesto nel film di “Il Gabinetto del Dottor Caligaris” di Robert Wiene, del 1920.
Il film si riallaccia alla dicotomia di bene e male nel singolo individuo, giocando sulla difficile distinzione tra allucinazione e realtà, che diventa il vero elemento di inquietudine per lo spettatore, enfatizzato dalle inquadrature distorte, con scenografie dalle geometrie irregolari, e un gioco di luci e ombre che, esaltato dal trucco pesante del volto degli attori, crea un’atmosfera distorta e claustrofobica, a tratti asfissiante, in linea con la mente malata del protagonista.
Altro caposaldo del cinema espressionista tedesco è “Nosferatu, il vampiro” di Friedrich Wilhelm Murnau, del 1922. Il film, liberamente ispirato al romanzo “Dracula” di Bram Stoker, nonostante ciò avesse causato non pochi problemi al regista per questioni legate ai diritti dell’opera, reclamati dagli eredi di Stoker, è sopravvissuto fino ai giorni nostri, complice anche una serie di restauri che nel corso degli anni ne hanno consentito una nuova distribuzione nei formati dvd e blu-ray.
Tra gli anni 30 e 50 del ‘900, il successo commerciale di queste pellicole ha suscitato particolare interesse da parte di major dell’industria cinematografica, come accadde per la Universal, la quale produsse una serie di film dedicati ai classici personaggi del romanzo gotico come Dracula, Frankenstein, l’Uomo Lupo, la Mummia e il Fantasma dell’Opera, avvalendosi di attori come Bela Lugosi, Boris Karloff e Lon Chaney che, nel tempo, sono diventati delle vere e proprie icone del cinema gotico.
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