23 Agosto 2017
immagine di testa


percorso: Home

I Popoli Celti

Introduzione ai Popoli Celti
Tra le più antiche civiltà, i Celti costituiscono il ceppo indoeuropeo originario del Centro Europa, in una regione compresa tra il nord della Svizzera, la fascia orientale della Francia e le zone più meridionali della Germania, risalenti al XIII secolo a.C.
Con il termine “Celti” si indicano, pertanto, le 5 popolazioni che ne costituiscono il nucleo identitario e che nel corso dei secoli si sono sparsi sulla quasi totalità del territorio europeo, registrando la loro massima espansione, tra il IV e il III secolo a.C.
Queste popolazioni furono i Britanni che raggiunsero i territori al di là del La Manica già dall’VIII secolo a.C. ; i Galli lungo la riva occidentale del Reno fino alle coste atlantiche della Francia; i Celtiberi più a sud, nella Penisola Iberica; i Pannoni ad oriente, dai territori austriaci più continentali, fino alla fascia occidentale dell’Ungheria e le regioni più settentrionali di Croazia e Slovenia; infine i Galati, stanziatisi in Anatolia.
Questa fase di apogeo dei popoli celtici faceva presagire un duraturo processo di espansione culturale sull’intero continente, ma al contrario coincise con il loro stesso declino: mentre i Galati subirono un massiccio processo di ellenizzazione e l’invasione da parte dell’Impero Romano ebbe importanti ripercussioni in Gallia e nella Penisola Iberica, le regioni centrali dell’Europa e la Gran Bretagna, subirono maggiormente l’influsso delle invasioni germaniche.
I Britanni, stanziatisi già durante l’VIII secolo a.C. nelle regioni centro-meridionali della Gran Bretagna (attuali Inghilterra e Galles) proseguirono la loro espansione verso nord, allargando i propri territori in tutta l’Isola, fino in Scozia, dove si integrarono con la popolazione autoctona dei Pitti e la vicina Irlanda.
Nel corso dei secoli si susseguirono ripetute invasioni a partire dalla dominazione dei Romani, terminata agli inizi del V secolo, lasciando posto alle pressioni dei popoli germanici, in particolare Juti, Anglosassoni e Vichinghi ed infine, l’occupazione dei Bretoni e francesi provenienti dalla Normandia.
Questo lungo alternarsi di invasioni determinò un mescolamento delle popolazioni e la conseguente riduzione degli elementi della tradizione celtica originaria. Scozia ed Irlanda, complice la mancanza di una vera e propria occupazione romana, sono le regioni in cui il processo di cristianizzazione è avvenuto più lentamente, mentre è stata più marcata l’integrazione con i popoli germanici, soprattutto con il ceppo etnico dei vichinghi.
Le fonti storiche
Come accade spesso, per i popoli antichi è particolarmente difficile poter ricostruire gli avvenimenti storici e le tradizioni culturali che ne hanno scandito la loro vita nel corso del tempo. Ciò accade quasi sempre a causa delle difficoltà che si presentano nel poter reperire fonti attendibili che possano costituire validi rifermenti in tal senso.
In Irlanda, complice probabilmente anche la posizione geografica dell’Isola, le ondate migratorie e le conseguenti integrazioni culturali e sociali che ne derivavano, sono state meno invasive rispetto alla Gran Bretagna e ciò ha permesso di mantenere e conservare manoscritti vernacolari irlandesi, anche se, come accaduto per le fonti letterarie norrene, sono stati trascritti in un’epoca in cui il processo di cristianizzazione era ormai già avanzato e pertanto la loro stesura potrebbe essere stata in qualche modo viziata dal nuovo contesto culturale e religioso che si andava delineando.
Alcuni reperti della tradizione irlandese, conservati nella forma scritta, risalgono all’epoca pagana, attorno al V secolo d.C. mentre risalgono al XII secolo i tre manoscritti più importanti per lo studio della mitologia celtica irlandese, di cui se ne preserva memoria: il Ciclo Mitologico, comprendente i volumi “Il libro delle invasioni” e “La storia dei luoghi” in cui sono descritto gli avvenimenti della creazione; il Ciclo dell’Ulster, racconti che narrano episodi ed eventi soprannaturali collegati al conflitto tra le due province Ulster e Connscht, nel Nord del Paese; il Ciclo di Fionn, in cui si narrano le gesta eroiche di Finn e i suoi compagni, i Fianna, tutti esseri soprannaturali.
Questi componimenti, però, hanno dato adito a molte controversie dovute al fatto che essendo stati scritti in epoca medievale, il linguaggio utilizzato e le descrizioni in essi contenute rendono difficile stabilire stretti legami tra la letteratura epica irlandese e la più antica società pagana celtica.
L’antica organizzazione politica e sociale precristiana, evidenziata nei testi, è riconducibile alla necessità di documentare il passato.
I Druidi
Come accennato, le fonti letterarie che testimonino in qualche modo la cultura dei popoli celti sono assai scarse, dato che nell’antichità ci si affidava prettamente alla trasmissione orale e il più delle volte si ricorre all’archeologia per poterne ricostruire la storia, in maniera più plausibile.
Originariamente, coloro a cui era affidato il compito di tramandare le tradizioni popolari, erano indicati con il termine di Druidi, appartenenti ad una classe elitaria sacerdotale che ricopriva anche incarichi di altra natura, spaziando tra la politica, la giurisprudenza, la scienza, l’astronomia e la filosofia, in relazione al grado di appartenenza all’ordine.
Anche in questo caso, le fonti di riferimento non fanno eccezione alla “regola” per quanto riguarda la loro rarità e complessità, ma si basano su una documentazione composta prevalentemente da reperti archeologici e iconografici, mentre i testi letterari più affidabili sono di matrice greca e latina.
La scuola ellenica enfatizza la figura di questi sacerdoti, custodi del sapere, accostandoli ai filosofi pitagorici, descrivendoli con parametri al limite dell’evemerismo, mentre il filone latino ne riduce sensibilmente questo il profilo, riconducendo la loro opera su un piano più materiale, considerandoli una classe sacerdotale istruita, custode delle tradizioni non scritte.
Il De Bello Gallico, scritto da Gaio Giulio Cesare nel I secolo a.C., è probabilmente il resoconto più organico e completo circa i Druidi. L’opera narra le campagne politico-militari dei romani contro i popoli celtici e germanici durante l’espansione territoriale dell’Impero Romano, con toni quasi reportistici, come se si trattasse di un “diario di guerra”.
In quest’opera, che fu divisa in 8 libri, i Druidi vengono menzionati all’interno del libro V, narra dei rapporti avuti con la casta sacerdotale.
Mentre a seguito del processo di romanizzazione nelle regioni della Gallia, i Druidi scomparvero come casta elitaria, almeno con le prerogative di cui godeva inizialmente, nei Paesi in cui l’espansione di Roma non era arrivata o per lo meno aveva avuto in influsso meno invasivo, la cultura druidica e pagana più in generale, si mantennero durante quasi tutto il tardo medioevo.

Aut. Web Radio & Royalties

Licenza SIAE n. 4933/I/4606
Licenza SCF Consorzio Fonografici n. 101/16

Now playing...

Prossimi Eventi in Programma


Realizzazione siti web www.sitoper.it